mercoledì 25 marzo 2026

Commento al Vangelo della IV di Quaresima (guarigione del cieco nato)

 

Nel vangelo di domenica 15 marzo, IV di Quaresima si narra la guarigione del cieco nato (Gv 9,1-41).

Mi hanno colpito 2 momenti. Alla fine dopo lunghe discussioni e numerose provocazioni degli scribi, il cieco non sapendo cosa dire risponde: “non capisco quello che voi mi chiedete, ma una cosa so: ero cieco ed ora ci vedo”

E’ il richiamo all’evidenza dei fatti, di contro alle speculazioni teologiche e filosofiche; guardate, io vedo, prima non vedevo; è un miracolo, un fatto soprannaturale, come Dio può essersi interessato a me, solo a me? Chi è Gesù? Il figlio di Dio, un profeta, un impostore? Io non riesco a sostenere la vostra discussione, dialetticamente l’avete vinta voi, ma un fatto è incontrovertibile; prima non vedevo, adesso vedo. E’ la semplicità della fede, che forse abbiamo riempito di troppi significati filosofici; spesso vogliamo ingabbiare Nostro Signore in un discorso razionale, fatto di ragionamenti, dimenticandoci che la nostra ricerca, anche quando è pura, scevra da secondi fini, è pur sempre un processo umano che mai riuscirà a comprendere tutta la ricchezza del divino. L’incontro con Gesù cambia; e questo è un fatto.

Il secondo episodio è la disarmante semplicità con cui l’ex-cieco si mette alla sequela di Gesù; chi è il Figlio dell’uomo? Quello che mi ha ridato la vista? Bene, allora io credo in lui. Anche qui non sono le speculazioni filosofiche, le sottigliezze provenienti dall’esegesi, il ragionamento colto. Gesù mi ha cambiato la vita, questo mi basta; forse l’ex-cieco ha continuato a non capire cosa volesse dire il Figlio dell’uomo, ma quello che mi ha guarito, che ha trasformato radicalmente la mia vita, in Lui io credo.

Forse è questo che significa che la Parola è stata data ai poveri, e per capirla occorre tornare bambini.

Lo dico io, che sono uno che spacca il capello in 4, ma proprio per questo mi colpisce questo episodio