lunedì 5 gennaio 2026

Venezuela aggredito dagli Stati Uniti

 

La speranza che il 2026 potesse essere meglio del 2025 è durata poco più di 24 ore.

Trump ci ha subito risvegliati alla realtà di un mondo ormai in disfacimento.

Senza nessuna ragione reale, senza neanche la finzione di cercare un appiglio, pur inventato, ha lanciato l’esercito più potente del mondo contro il Venezuela, stato indipendente, rapendone il presidente e la moglie (i familiari van tutti puniti).

Una grossolana violazione del diritto internazionale, uno sfregio alle Nazioni Unite, un avvertimento ai competitor, una minaccia a chiunque, singolo o popolo intero, si rifiuti di assoggettarsi ai suoi diktat.

Non ho nessuna simpatia per Maduro, un dittatore prepotente, e non considero il suo regime un modello né di democrazia, né di esperienza sociale; ma non c’è ragione che possa neanche lontanamente giustificare l’aggressione, anzi, chiamiamola con il suo nome, la guerra, scatenata dagli USA, per ragioni che nulla hanno a che vedere con la libertà e la democrazia, ma molto con l’accaparramento delle immense risorse petrolifere venezuelane.

Una volta espressa tutta la propria indignazione, manifestata pubblicamente attraverso presidi, comunicati, appelli, come nonviolenti dobbiamo cercare di capire, addentrarci in una analisi più dettagliata.

L’indignazione e la rabbia van bene coma molla per agire, ma poi devono lasciare il posto alla razionalità.

Provo dunque a mettere insieme alcuni spunti a partire da 3 contesti diversi.

Un contesto geopolitico globale: siamo in presenza dell’attuazione di quella spartizione del mondo tra imperi, che costituisce il nocciolo della nuova politica estera statunitense. L’Ucraina alla Russia, l’intero continente americano agli Stati Uniti, e magari si lascia qualche spazio alla Cina. Se le cose stanno così aspettiamoci presto l’invasione di Taiwan. Si tratta del passaggio anche formale ad un mondo visto come territorio da spartire tra grandi imperi, chi ha le carte, e questo sostituisce ogni forma di organizzazione internazionale basata sul diritto. E i popoli? Destinati ad essere sudditi!

Un contesto economico: se qualcuno avesse avuto dei dubbi sulle motivazioni dell’aggressione USA, Trump nella conferenza stampa dell’altro giorno, li ha del tutto sciolti: mettere le mani sulle più grandi riserve petrolifere mondiali. Che il capitalismo fosse predatorio lo sapevamo già, ma ora ogni velo cade; Trump è un mercante che quando vuole fare affari li fa; minacce, scorrette azioni economiche, e, se tutto questo non basta, si passa alle guerre commerciali e poi a quelle militari. Una regressione dal capitalismo liberale che bene o male si era imposto nel dopoguerra, alla predazione pura e semplice.

Un contesto politico-ideologico: la destra non solo statunitense, non vede l’ora di eliminare ogni forma che richiami quel fenomeno che da sempre combatte: il socialismo. Lo chavismo bolivariano, in particolare la sua forma degenerata madurista, ben poco ha a che fare con gli ideali del socialismo, ma ne è pur sempre una emanazione, e occorre eliminarlo. Prossimi obbiettivi dichiarati: Cuba, Colombia, immagino Brasile se non bastassero le elezioni e la loro manipolazione.

Mi chiedo se tutti quelli che fino a ieri han sostenuto l’aspetto “pacifista” di Trump abbiano finalmente capito la natura dell’uomo e del trumpismo, che di pacifico non hanno nulla, sono una ideologia prepotente che crede nella forza che nessuna resistenza potrà ostacolare, e nella capacità del denaro di corrompere chiunque.

Purtroppo al momento sembrano avere ragione.

Non vedo una vera resistenza operante in Venezuela. Spero di dovermi ricredere a breve ed auspico che questa resistenza si affidi all’unica metodologia in grado di contrastare la soverchiante forza militare: la nonviolenza.

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