mercoledì 26 aprile 2023

Pensieri dopo il 25 aprile a Torino

 Di ritorno dalla tradizionale fiaccolata del 24 aprile

La manifestazione è andata bene, un grosso successo, se paragonato agli ultimi anni pre e post-covid; non c’erano le 2000 persone indicate dai giornali, ad occhio saranno state più di 5000; la piazza Castello antistante palazzo Madama era tutta piena.

Ma dopo una manifestazione ordinata, pacifica, che rendeva ragione del permanere di una profonda coscienza antifascista “nonostante tutto”, con anche una discreta, anche se troppo bassa, presenza di giovani, entra in scena la provocazione.

Mentre giravo nella piazza, piena di gente, ma assolutamente senza tensione, vedo dal lato della piazzetta reale gente correre; io, come molti altri attorno a me, non capisco, ma poi intravedo il luccichio dei caschi degli agenti che poi spingono un gruppo verso palazzo madama coi modi poco gentili cui ci hanno abituato.

Faccio fatica a capire il perché, non ci sono bandiere ne cartelli, dunque chi saranno, e quando mai in passato la polizia si permetteva di entrare in una manifestazione.

Faccio un breve giro dalle parti del luogo da dove la baruffa è partita e finalmente le cose mi si chiariscono: un gruppetto sparuto di persone, una decina al massimo, capitanate dal consigliere comunale Viale, radicale, ex Lotta Continua, ex Verde, sono lì con bandiere ucraine (passi), della Nato, di Israele. Come aveva promesso ha messo in atto una provocazione: la Nato non esisteva ai tempi della Resistenza, in seguito si è avvalsa di elementi ultrafascisti per prepararsi ad eventuali governi comunisti (ricordiamo Gladio), ha sostenuto regimi fascisti come Franco in Spagna, i colonnelli greci; e oggi è sostenitrice di una politica militarista che è il contrario di quello per cui i partigiani, pur armati, hanno combattuto. Ma dubito che lo scopo di Silvio Viale, che conosco sin dai tempi delle liste verdi, fosse quello di suscitare una discussione sul problema Ucraina oggi; il solo scopo era quello di provocare, sapendo quanto sia osteggiata la presenza di bandiere Nato, non solo dagli autonomi e dai centri sociali, ad una rievocazione della Resistenza.

Lui è un provocatore, ma sa bene di trovare sempre i “polli” che cascano nella rete.

Ed è quello che puntualmente è successo; a questo punto interviene la polizia, non certo con l’intento di difendere i poveri “natisti”, ma anch’essa con intenti provocatori. Entrano nella piazza, spingendo a manganellate gli “untorelli” che volevano strappare le bandiere invise, facendogli attraversare tutta la piazza, impaurendo la gente attorno che faticava a capire cosa stesse succedendo, portandosi dietro il codazzo di fotoreporter professionisti e improvvisati; a vederla da fuori una scena più comica che tragica.

Il clima disteso e la nessuna voglia di farsi coinvolgere dal resto della piazza ha fatto sì che la provocazione riuscisse solo in parte.

Nessun incidente di rilievo, ma il giorno dopo faccio una ricerca su internet mettendo “manifestazione 24 aprile Torino”; mi vengono solo immagini degli incidenti, cariche della polizia, manifestazione turbata ecc.

Era quello lo scopo, di Viale, ma degli attuali nostri governanti e dei dirigenti dell’ordine pubblico, che con questi si trovano molto a loro agio: dimostrare che gli antifascisti sono tutti facinorosi intolleranti, che il 25 aprile è una data divisiva.

Da tutto ciò traggo una serie di insegnamenti: innanzitutto occorrerebbe una disciplina nelle manifestazioni; ai tempi ci si raccomandava, evitare di mettersi a correre, crea panico, mantenere la calma e cercare di capire; poi i provocatori andrebbero isolati, e alle provocazioni non si deve rispondere; se Viale e il suo sparuto gruppetto di non più di 10 persone fosse stato lasciato in pace ed isolato, magari arrivando a mettersi sotto il palco prima di lui, ma senza spingere, rendendo anche fisico l’isolamento, nessuno l’avrebbe notato. Invece che stare addosso ai poliziotti, visto che la piazza è grande, spargersi, fare una catena umana larga, anche la loro provocazione sarebbe stata vana; dal palco, invece di far finta di niente, dare qualche istruzione, magari invitare ognuno a rimanere al proprio posto, e invitare gli agenti a limitarsi a controllare la manifestazione da fuori, che sarebbe il loro compito.

Infine un suggerimento: visto che la cosa si ripete ogni anno, perché gli organizzatori, l’ANPI, non chiedono sin da prima come autodisciplina del corteo, di non portare bandiere di altri stati: ognuno porti la propria bandiera, della propria associazione, quelle che si usavano durante la resistenza; le altre non c’entrano nulla. Se qualcuno vuole fare una manifestazione pro-Nato, se la faccia per conto proprio, non venga a disturbare le altre.

Se gli altri provocano noi dobbiamo essere più furbi e rendere le loro provocazioni vane.

 

sabato 8 aprile 2023

Meditazione su Pasqua 2023

 

Scrivo queste mie riflessioni di ritorno dalla Via Crucis per le vie cittadine, nella notte più buia della storia umana: pare tutto finito, la buona novella sembra ormai un ricordo, una pia illusione, una delle tante che gli uomini si sono creati per aggrapparsi ad una speranza, anch’essa vinta dalla violenza, dalla sopraffazione; il giusto è stato condannato a morte, ad una morte atroce, come tanti anche oggi, in ogni parte del mondo; le forze cieche di una natura crudele hanno distrutto Colui per il quale il mondo è stato creato, come ci ricorderà dopo san Paolo. L’amore sconfitto dall’odio, il bene dal male.

Molti avevano creduto che si potesse vivere in un modo diverso, han creduto alla profonda verità delle beatitudini del discorso della montagna; ora sono dispersi, delusi, impauriti, il loro maestro un cadavere chiuso nel sepolcro. E su questo una pietra sigillata è stata posta. Così si concludeva il Vangelo della Passione letto domenica scorsa.

E come non fermarsi qui; come non sfuggire alla sensazione che il mondo sia in questa tenebra: guerre, violenze, malattie, disuguaglianze, tutta la sofferenza umana che può benissimo riconoscersi nella vicenda del Gesù del Venerdì Santo.

Ma il racconto, quel vangelo che domenica si è fermato su quella pietra chiusa e sigillata, continua e domani ci racconterà come quella pietra è stata rovesciata, e con essa il male, la morte destinati ad essere alla fine sconfitti.

Già, ma oggi che viviamo il Venerdì Santo, riusciamo a crederci?

Riusciamo a riconoscerci nel Cristo risorto?

Per me è la speranza che mi tiene in vita, già adesso, che mi spinge a lottare per un mondo giusto, senza guerra, che mi impedisce di cadere nella disperazione, che mi assicura che il (troppo piccolo) amore che riesco a dare ai miei cari, ai miei familiari, alle persone con cui condivido o ho condiviso momenti belli ed altri meno belli, non andrà perso, non finirà un giorno, chiuso in un sepolcro sigillato da una pietra, anche se questo è un passaggio che bisognerà fare.

Perché la Pasqua è questo: la certezza che la vita, l’amore trionferanno, che hanno già iniziato a trionfare, perché Gesù è risorto, è un fatto storico, accaduto più o meno 1990 anni fa.

Umanamente anch’io ho i miei momenti di depressione, ma la fede che da questo giorno di Pasqua scaturisce alla fine è riuscita sempre a prevalere.

Come vorrei condividerla con tutti!

Almeno domani, lasciatemela gridare.

Buona Pasqua a tutti